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PAROLA D'ORDINE: UNA CACCIA PIU' SICURA IN SARDEGNA E NON SOLO ( ANCHE SE VI PARTECIPANO MINORI COME SPETTATORI O BATTITORI)

 

 
(nella foto: l'arrivo del 12enne ferito al capo durante una battuta di caccia nell'elisuperfice del P.O. San Francesco di Nuoro)
 
Personalmente, non amo andare a caccia e sicuramente non è una passione per la quale vado matto ma rispetto e sostengo coloro che vogliono esercitare l'attività venatoria nel rispetto delle normative vigenti in materia ambientale, nel rispetto del calendario venatorio anno per anno deciso dall' Assessorato all'Ambiente della Regione Sardegna e nel pieno rispetto delle normative nazionali in materia di detenzione, porto e trasporto di armi e munizionamento per uso caccia, siano esse armi a canna liscia che rigata; argomento che richiede cognizioni particolari del settore, non solo dal punto di vista normativo, onde evitare spropositate considerazioni sul tema, spesso e volentieri fuori luogo.
  
E credo che di cose a sproposito sull'episodio tragico accaduto nelle campagne della Baronia domenica mattina durante una battuta di caccia al cinghiale, quando un sottufficiale dei carabinieri in pensione, 64enne, ha ferito un ragazzo appena dodicenne con un colpo di fucile a canna liscia calibro 12 e caricato a pallettoni (come usanza del resto per questa particolare caccia agli ungulati in Sardegna) ne siano state dette abbastanza: dalla cazzata sparata della sociologa di punto in bianco esperta di argomentazioni venatorie e di storia della caccia che ha dichiarato alla stampa, in un articolo apparso su "L'Unione Sarda" che il ragazzino "è stato soggetto ad una forma rituale di vera e propria iniziazione" alla sparata della animalista pidielle sbandierante al no contro la caccia Maria Vittoria Brambilla (ed è particolarmente triste quando si cavalcano episodi tristi per scopi elettorali e lo dico e affermo pur essendo di destra)  nella giornata di ieri.
 
Non è una questione di limitazioni per fasce di età alla partecipazione, seppur come semplici spettatori senza ruoli né di cacciatore ne' di battitore ma è una semplice questione di capacità nel valutare chi, come , dove e quando: innanzitutto non permettere che si creino le  condizioni per possibili incidenti come quello di domenica, cosa alquanto probabile se ci si nasconde dietro un cespuglio, una siepe, un macchione e magari senza indossare il giubbino regolamentare di color arancio fluorescente o meglio pettorina da pretendere sempre.
 
Anche perché i cinghiali, mi dicono, non contraddistinguono i colori e non è necessario un mimetismo da guerra del Vietnam.  
 
Ragazzini che dovrebbero sempre e comunque stare affianco o dietro il cacciatore ergo la ipotetica linea di tiro e assolutamente mai trovarsi in circostanze tali da poter ingannare anche il cacciatore più esperto, per non parlare degli incidenti, spesso mortali o con lesioni invalidanti gravissime e gravi, a causa di rimbalzo dei proiettili deviati da rametti, rami, tronchi, rocce circostanti.
 
Pensare ad una caccia minuta e al cinghiale più responsabile ed in assoluta sicurezza SI
Strumentalizzare l'episodio per fini politico-ideologici NO
 

Pubblicato il 13/11/2012 alle 15.3 nella rubrica Politica regionale.

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